Le origini della bevanda sono piuttosto difficili da rintracciare; esistono, infatti, diverse versioni relative alla nascita del limoncello, nessuna delle quali documentata in maniera certa.
Curiosamente, il termine stesso sembra essere piuttosto antico, anche se probabilmente indicava una varietà di limoni di dimensioni contenute; in un testo di fine Seicento, ad esempio, viene menzionato il ‘sugo di limoncello’, come ingrediente per uno sciroppo taumaturgico a base di coralli del Quercetano.
In un documento coevo (‘L’economia del cittadino in villa’, del 1674), appare una ricetta per preparare i limoncelli canditi.
Negli Annali Universali di medicina, un volume edito nel 1831, invece, si fa riferimento ad una “acqua di limoncello”.
Quest’ultimo viene definito come “una specie di piccol limone”, del quale esistono “diverse qualità”; il suo succo, unito al “carbonato di potassa”, risulta essere un “eccellente antiemetico”.
Le prime tracce di un liquore a base di limone risalgono all’inizio del Novecento.
La bevanda sarebbe nata a Capri dove Maria Antonia Farace curava un florido agrumeto.
Suoi nipoti, nel dopoguerra, avviarono un’attività di ristorazione, la cui specialità è un liquore di limone fatto seguendo la ricetta della nonna;
il pronipote della signora Farace, Massimo Canale, è il primo a depositare il marchio ‘limoncello’ nel 1988.
Al contempo, anche Sorrento e Amalfi rivendicano la paternità del limoncello.
Pare, infatti, che le famiglie nobili della penisola sorrentina fossero solite offrire ai propri ospiti un liquore di limoni;
ad Amalfi, invece, si rimanda la tradizione del limoncello direttamente alla secolare attività di coltivazione dei limoni.
Secondo un’altra versione, il liquore esisterebbe fin dai tempi dei Saraceni, e veniva spesso utilizzato dai pescatori per combattere il freddo prima di uscire in mare di mattina presto.