La zuppa del pastore era una delle pietanze che i pastori si cucinavano durante il tragitto e nel periodo stanziale, consisteva in un brodo di carne di pecora con l’aggiunta di erbe spontanee per lo più cicoriette di montagna, borragine e pane raffermo.
Un piatto frugale che nel tempo si è arricchito inserendo polpettine di carne, uovo sodo, mozzarella e crostini di pane tanto da divenire la portata di apertura del pranzo di nozze delle zone montane.
La pizza del pastore: è un soffice dolce realizzato con farina, uova, patate, zucchero e semi di anice preparato dalle donne in occasione della partenza dei pastori e per i festeggiamenti previsti al loro ritorno.
Il pan cotto: acqua, pane raffermo, foglie di alloro, aglio, pecorino stagionato grattato e un filo d’olio.
L’acqua sala: olio e cipolla soffritti uniti a uovo sbattuto, il composto viene versato su fette di pane.
La micischia: parliamo del “baccalà del pastore”.
è carne di pecora salata, pepata ed essiccata al sole, presenta un alto contenuto proteico e una bassa quantità di grassi.
Tutte queste specialità, a volte leggermente rivisitate e accompagnate rigorosamente da un buon vino Montepulciano che festeggia i 50 anni del conferimento Doc quest’anno, si possono gustare in occasioni di sagre o presso ristoranti dislocati lungo l’antico Tratturo Magno, ma non solo.
La qualità dell’offerta enogastronomica e folklorica della terra d’Abruzzo è alta, come le vette dei suoi monti.