La tipologia da preferire è quella forte, in quanto capace di assorbire al meglio grandi quantità di liquidi, creando una maglia glutinica perfetta per imprigionare al suo interno i gas, favorendo i processi di lievitazione e maturazione.
Come la pizza e il pane, la focaccia è un lievitato che il più delle volte ha bisogno di una farina forte per dare il massimo risultato.
Che l’impasto durante la sua lavorazione deve sviluppare le caratteristiche necessarie per risultare soffice e con una bella alveolatura finale.
Generalmente la focaccia richiede lievitazioni medio-lunghe, che una farina che si attesta tra valori compresi tra W 280 e W 350 riesce a garantire: è per questo che la tipologia più utilizzata è quella 0, in quanto può assorbire liquidi che arrivano fino al 70% del suo peso, favorendo la creazione di una buona maglia glutinica che trattiene i gas all’interno.
Un’altra alternativa, è quella di impiegare una farina molto forte, come la manitoba, per tagliare farine deboli, in modo da ottenere dei prodotti equilibrati, fragranti fuori e soffici internamente.
Una buona focaccia si può realizzare anche con farine meno raffinate, per esempio con la farina integrale.
Questo ha il vantaggio di essere una farina forte, con un indice che varia tra W 280 e W 300, ed è per questo che ricorre spesso in panificazione, in quanto si presta a soddisfare le caratteristiche necessarie per realizzare impasti con medie-lunghe lievitazioni, dato che la sua capacità di assorbire i liquidi si attesta tra il 65% e il 75%.
Un ottimo cereale alternativo rispetto al frumento è il farro: la farina che si ricava risulta più digeribile e meno calorica di quella bianca, ma di per sé è una farina debole, con un basso contenuto di glutine.
In commercio, però, si trovano facilmente farine di farro di tipo 0 e 1, solitamente miscele che vengono arricchite con varietà più proteiche (dall’integrale alla manitoba), in modo tale che l’indice di forza sia più alto, per un'ottima focaccia di farro.