Le erbe spontanee tossiche sono moltissime e sarebbe impossibile elencarle tutte. Tra le specie erbacee più pericolose troviamo ad esempio: aconito, anemone, belladonna, calicanto, celidonia, cicuta, colchico, digitale, fitolacca, giusquiamo, ranuncolo, stramonio, veratro. Nell’elenco delle piante velenose che crescono in natura ce ne sono molte altre, tra cui la lattuga velenosa, che contiene latice tossico, la sambuchella, erbacea simile al sambuco che produce bacche tossiche, l’edera e il falso mirtillo o bagolo. Esistono poi anche alberi e arbusti tossici che si possono trovare facilmente in natura come il lauroceraso, il maggiociondolo, il ricino, l’agrifoglio e il tasso o semplicemente cespugli di erbe urticanti che causano dermatiti da contatto anche importanti. La causa della tossicità di queste piante dipende dalla presenza di molecole appartenenti a classi chimiche diverse tra cui alcaloidi, glucosidi cardiocinetici, glucosidi cianogenetici, saponine. I sintomi di avvelenamento variano in base alla quantità di pianta tossica ingerita, al peso della persona e alle sue condizioni di salute generale e, chiaramente, al tipo di molecola presente nella pianta: nei casi più lievi si possono verificare vomito, diarrea, irritazione delle mucose, ma i sintomi possono includere anche emolisi, convulsioni, depressione cardiocircolatoria e morte. La cicuta potrebbe essere confusa con la carota selvatica, i germogli della brionia potrebbero essere scambiati con quelli del luppolo selvatico, il veratro ricorda la genziana, mentre il colchico è spesso confuso con lo zafferano.