Quando qualcuno di Torino vuol mangiare il “vero” bollito misto prende l’auto e va a Carrù, paese di Langa in provincia di Cuneo, patria del celebre piatto.
Il bollito deve essere servito rigorosamente dal carrello predisposto: il cameriere raggiunge il tavolo con il suo banco mobile da cui prelevare e offrire le carni fumanti ponendo la classica domanda “mettiamo la scaramella? La punta? E il cotechino?”
Siamo “oltre Po”, come usano dire i torinesi quando si parla della parte di città al di là del fiume rispetto a Piazza Vittorio, esattamente all’interno della suggestiva cornice del quartiere Borgo Po.
Tra una grissinopoli, ossia un secondo di carne in camicia croccante, e un brasato di bue al Barolo, potrete gustare anche un ottimo bollito misto, su prenotazione e in specifici periodi dell’anno.
Nel centro cittadino un’insegna che piace tanto ai cittadini e non.
Una cucina di sostanza centrata sulle tradizioni piemontesi, in particolare torinesi, con oltre 30 piatti in carta: dalla battuta di carne cruda di Fassone all’insalata di “ovuli reali”, dai tajarin ai funghi porcini agli agnolotti al sugo d’arrosto.
E poi lui, il bollito misto (su prenotazione, con anticipo) con i sette pezzi classici accompagnati dalle salse tradizionali, come il bagnetto verde o la salsa rossa.
La tradizione la ritroviamo anche nel ristorante gestito da Carlo Foradini e Tina Agostinacchio.
Nel centro definito “Borgo Vecchio” di Torino, a due passi da Piazza Cavour, si rintraccia una cucina tutta tipicamente piemontese, che ripropone in menù i classici della storia gastronomica della regione, in particolare delle Langhe.
Sua maestà il bollito compare in grande spolvero solo in inverno e su prenotazione per un minimo di 10 persone.
Nel movimentato quartiere di San Salvario, questo indirizzo è rinomato per la bontà della sua carne e del bollito.
Insieme ad altre tipicità come il fritto misto”, i plin, i tajarin, la carne di razza Fassona piemontese, e ovviamente gli antipasti della tradizione, qui il bollito è sempre di casa: servito tutti i giorni con i suoi sette tagli di carne e le sue sette salse, il suo valore aggiunto è dovuto alla formazione del titolare, che prima lavorava come macellaio e che quindi saprà illustrarvi ogni particolare!
Questo ristorante è immerso nel cuore di Porta Palazzo, in un piccolo cortile tra le viuzze del“Balon”, il famoso mercato delle pulci del sabato mattina.
Una garanzia per chi voglia assaggiare una cucina piemontese secondo tradizione: lumache alla parigina, faraona ripiena e, soprattutto, lo strepitoso lesso di gallina.
Senza dimenticare di assaggiare la variante del bollito del Cortiletto, ça va sans dire…
Sempre nei pressi del mercato di Porta Palazzo, vive una bella e conosciuta osteria che parla di Torino, probabilmente tra le prime in assoluto della città.
Qui vengono serviti i grandi classici piemontesi e non manca mai il sempre pronto carrello dei bolliti.
Seppur non con tutti e sette i pezzi, vale la pena assaggiarlo.
Appena dell’altra parte di Porta Palazzo, ecco che si desta il ristorante San Giors, fin dall‘800 punto di incontro per poeti, intellettuali, musicisti e viandanti.
Lo chef Paolo Ribotto offre una selezione dei migliori piatti della cucina piemontese insieme al vero bollito misto alla piemontese (muscolo, testina, scaramella, lingua, brutto e buono, coda, cotechino e gallina), che si vocifera sia nato proprio tra queste mura.