Bagna cauda significa appunto salsa calda
Un tempo le verdure insaporite dalla salsa – bagna cauda significa appunto “salsa calda” – si intingevano in un tegame di terracotta comune a tutti i commensali, il dian, che aveva sotto uno scaldino colmo di braci, la scionfetta.
Oggi che siamo diventati più schizzinosi e ognuno mangia nel suo, il posto del dian è stato preso dal fojòt individuale, sempre in terracotta, che ha alla base un fornelletto ad alcol, ma va bene anche il set che si utilizza per la fondue bourgugionne.
Nella bagna cauda si intingono verdure crude e cotte.
Dal 2015 esiste, depositata presso un notaio di Costigliole d’Asti dalla delegazione astigiana dell’Accademia Italiana di Cucina, una “ricetta canonica” della bagna cauda che qui sotto riproduciamo.
E dal 2013 è stata presentata richiesta all’Unesco perché dichiari la gustosa salsa piemontese patrimonio immateriale dell’umanità.
Intanto, la bagna cauda viene festeggiata ad Asti con l’autunnale Bagna Cauda Day, ha due sagre dedicate in Argentina (a Colchin Oeste e Humberto Primo) e ha conquistato i giapponesi.