La trippa alla fiorentina, di contro, è un piatto diverso sia per la modalità di preparazione che per il consumo.
Per prima cosa, è importante smentire la credenza popolare per cui la trippa derivi dall'intestino del bovino: a crearla, infatti, sono un mix delle cavità distinte all'interno del prestomaco dei bovini, ossia il rumine, il reticolo, l'omaso e il duodeno.
Ha un sapore molto più dolce rispetto al lampredotto e una consistenza quasi gommosa, che deriva però dalla modalità di cottura e dagli alimenti utilizzati per fare il bollito che dà sapore alla pietanza.
Il lampredotto cucinato a regola d'arte secondo la ricetta della tradizione ha un sapore deciso, molto forte, e un colore prettamente scuro quando è pronto per essere lavorato.
I motivi di queste particolarità del lampredotto risiedono, essenzialmente, nella sua composizione.
Per metà è composto da una parte magra - chiamata gala - e dall'altra una parte grassa dal nome di spannocchia.
Insieme riescono a conferire al piatto quel sapore dolciastro molto apprezzato ma al contempo deciso e persistente.
La cottura del lampredotto è un'altra peculiarità che lo distingue in maniera netta dalla trippa.
In prima battuta, infatti, questo alimento viene cotto a lungo, oltre il bollore, all'interno di una pentola contenente pomodoro, cipolla, sedano e prezzemolo e può essere mangiato sotto forma di bollito se consumato a tavola, come secondo piatto nutriente e saziante che può esaltarsi ed esaltare anche i sapori di vini tipici toscani che gli vengono abbinati.
A differenza della passata di pomodoro, la trippa alla fiorentina viene portata a bollore in fuoco basso all'interno di un composto con pomodori pelati, a cui aggiungere sale, pepe e il soffritto precedente fino all'evaporazione dell'acqua.
Una volta pronta, la trippa alla fiorentina si serve calda e viene consumata come un secondo piatto di carne a differenza del lampredotto, cibo prediletto dello street food.