La parola onda non è una condizione che possiamo scegliere, non è una possibilità tra due o tre, ma indica il movimento del riso in tegame dall’interno verso l’esterno della padella, che dobbiamo sempre eseguire per creare cremosità finale nel “rapporto d’amore” tra brodo, amido e grasso.
Quindi la parola onda sta ad indicare una tecnica che viene eseguita in fase di mantecatura.
La parola onda quindi non indica assolutamente “uno dei modi” con cui presentare il risotto.
L’onda è una tecnica che va eseguita sempre, per avere un buon risotto.
Che più lungo o più tirato va presentato in un unico modo: cremoso.
Il risotto all’onda, secondo quella cucina che troppo spesso poco ragiona, è un tipo di risotto che risulta non essere né troppo brodoso né troppo asciutto.
Viene chiamato in questo modo perché a fine preparazione, quando si muove con un colpo secco la pentola, il risotto crea una specie di onda sulla superficie.
Se è troppo “bagnato” o troppo secco l’onda non la fa.
Il risotto ben cremoso lo si fa innanzitutto aggiungendo il brodo un po’ alla volta, lasciando che il riso lo assorba prima di aggiungerne altro.
Altro segreto del risotto all’onda è la mantecatura “che va fatta con una componente grassa, come il burro, e generalmente un formaggio: grana padano, parmigiano, o dalle nostre parti un ottimo Monte Veronese”.
Per un’onda perfetta va tenuto il burro in freezer qualche ora.
Quando si manteca, lo shock termico tra il riso caldo e il burro freddo aiuterà il rilascio del cosiddetto latticello che concorre a produrre quella consistenza morbida tipica del risotto all’onda.
Anche il rilascio dell’amido da parte del riso durante la cottura gioca il suo ruolo nella cremosità del risotto.
Il Vialone Nano da questo punto di vista è un’ottima varietà di riso.
È anche vero che le emulsioni, vedi la legge del cacio e pepe di Bressanini, quindi i legami, avvengono intorno ai 70 gradi, per questo il ruolo del burro freddo che tende ad abbassare la temperatura del riso è fondamentale, e per questo si manteca a fiamma spenta e per questo si predilige far riposare il riso con il burro freddissimo, molti lo usano addirittura ghiacciato.
E’ anche vero che chimicamente i grassi del burro agiscono sugli amidi del riso, è una legge che vale anche in pasticceria, quando ci riferiamo al legame che i grassi creano con le molecole degli amidi, per esempio quando ci riferiamo al ruolo del burro in pasticceria e nelle cotture, alla struttura che il ruolo del burro riesce a dare, alla croccantezza.
Ma anche se questa teoria è valida in senso generale nel rapporto tra un grasso e l’amido capiremo strada facendo che a contribuire alla cremosi perfetta del riso non è in primis il burro bensì il brodo.
Senza brodo nulla è possibile.
La differenza è nel sapore amici miei.
Nel ruolo sensoriale che il brodo ha in un risotto.
Nel legame che il brodo ha di base, con l'ingrediente principale del risotto, essendo nato da un suo scarto buono.