Nel libro Le teogonie dell’antica Liguria dell’avvocato Emanuele Celesia si occupa in primo luogo del culto della natura presso i popoli italici, individuando la figura suprema nel dio-luce. Grande importanza rivestiva presso i Liguri uno speciale culto delle vette, attestato in particolar modo nella zona del Monte Bego, come del resto quello di boschi e alberi, “fenomeni aerei e plutonici”, divinità dei flutti e dei mari. Inoltre vi erano particolari animali “sacri” o emblematici. Per quanto riguarda le divinità dell’antica Liguria, Celesia riconosceva la difficoltà di trattare l’argomento, per via della scarsità di notizie nelle fonti storiche. Certamente su Penn, il dio che i Romani avrebbero tramutato in Giove Pennino e che era probabilmente legato al culto delle vette. Il dio Belen, Belino o Abeglio, che ebbe certo un corrispondente celtico, e che è sopravvissuto nell’intercalare dialettale genovese. Presso un popolo agricola come quello della valle padana ogni atto della vita rurale dovea rivestire un carattere di festività in onoranza di quella arcana virtù che fecondava le mandrie ed i campi. Cerimonie e riti, secondo il Celesia, avevano uno stretto legame col ciclo dell’anno, occupando in modo caratteristico altri momenti importanti come il matrimonio, gli usi funerari, i sacrifici rituali e via dicendo.