I formaggi industriali senza citare le marche sono come i formaggini, le fettine e gli spalmabili. I primi due rientrano nelle categorie dei cosiddetti formaggi fusi. I formaggi fusi non sono altro che elaborazioni di “scarti”, intesi come formaggi difettati, formaggi in scadenza, scarti vari di latticini che vengono lavorati assieme in un processo industriale abbastanza complesso e abbastanza lungo.
In questi formaggi ci sono polifosfati e citrati che sono dei sali usati durante la lavorazione e che servono a dare al prodotto finale la consistenza voluta, aumentando la percentuale d’acqua che viene trattenuta in modo da renderlo più filante quando si scalda.
I polifosfati e i citrati, invece, aumentano il contenuto di sodio nel prodotto finito.
Il formaggio spalmabile richiede una lavorazione completamente diversa da quelli fusi.
Si tratta di latte pastorizzato addizionato di panna, a cui si aggiunge il cosiddetto starter batterico, o biologico, con cui si avvia il processo di preparazione del formaggio tradizionale, e viene lavorato in modo tale da ottenere la cremosità.
La cremosità, fondamentalmente, dipende dalla quantità maggiore di siero che in questo tipo di formaggio non viene separato nella stessa percentuale di quelli stagionati.
A volte vengono aggiunti degli addensanti, ma si tratta di ingredienti comuni e abbastanza naturali.
Al tutto si aggiunge del sale e spesso altri ingredienti per le varianti aromatizzate, come quelli alle erbe, al salmone, alle olive e così via.
In teoria un formaggio spalmabile si può anche fare in casa perché il procedimento è semplice, partendo dallo yogurt o dal kefir: si aggiunge sale, si mescola bene per farlo sciogliere si filtra, si filtra via il siero in eccesso ottenendo un formaggio cremoso.