La rotte delle spezie, conosciuta anche come via delle spezie, collegava il vecchio continente europeo all’India, e venne praticamente “aperta” ad opera dei portoghesi, più precisamente dal principe Enrico il Navigatore, promotore delle missione portata a termine da Vasco de Gama nel 1498.
A monte vi era l’esigenza di creare un canale di commercio che escludesse tutti gli intermediari turchi, veneziani, arabi e persiani la cui presenza, oltre ai dazi imposti dall’Impero Ottomano, era motivo di rincaro del prezzo delle spezie.
La rotta delle spezie prevedeva la circumnavigazione dell’Africa bypassando i paesi arabi.
Prima dell’apertura della rotta delle spezie queste ultime avevano un valore commerciale enorme.
Il motivo di prezzi così alti, oltre alle tasse doganali e al costo degli intermediari, stava nel loro utilizzo non solo alimentare ma anche a scopo farmacologico.
Tutti coloro che fino a quel momento avevano avuto un ruolo predominante nel commercio internazionale persero il monopolio, con conseguente caduta nelle quotazioni delle merci e incremento di domanda e offerta.
In un solo colpo divennero obsoleti e meno importanti anche percorsi antichissimi come la Via della seta, e la Via dell’incenso.
Prima dell’apertura della rotta delle spezie il monopolio commerciale di aromi, erbe officinali e profumate era nelle mani degli arabi.
Per mantenere l’esclusiva sulle transazioni i mercanti ottomani diffondevano storie e leggende circa la vera origine delle spezie.
Si narrava che i luoghi di provenienza delle erbe aromatiche erano popolati da creature spaventose come uccelli giganti, draghi e popoli selvaggi che le custodivano gelosamente.