La storia del pomodoro ha inizio nelle Ande del Sud America e dell’America Centrale, più precisamente tra le popolazioni di Perù, Colombia e Messico.
Luoghi in cui le popolazioni indigene ne avevano raccolto i frutti per secoli.
La parola tomato deriva, infatti, dalla parola azteca xi-tomatl che definiva genericamente una cosa rotondeggiante e rigonfia.
Furono proprio gli aztechi, durante l’occupazione spagnola, a far conoscere a Hernan Cortes i frutti di questa straordinaria pianta.
Dal Messico i semi giunsero in Europa al seguito di coloni e missionari che, prendendo in prestito il nome utilizzato dagli indigeni, lo chiamarono tomate.
Le prime tracce del pomodoro in Europa risalgono alla prima metà del XVI secolo quando arrivò, stando alle testimonianze dell’epoca, nel porto di Siviglia.
I primi pomodori importati in Europa erano gialli, piccoli e a forma di pera, e venivano usati principalmente come ornamento.
Nel tempo, incrociando varietà diverse, i coltivatori europei riuscirono a selezionare quelle più grandi e saporite, diffondendo così la coltivazione per uso alimentare.
Beneficiando dell’ottimo rapporto tra i Borbone e le famiglie regnanti spagnole, il primo Paese europeo ad importare la pianta di pomodoro fu proprio l’Italia.
Diffusasi principalmente nella parte meridionale dello Stivale, la prima ricetta napoletana di cui abbiamo testimonianze fu la “salsa di pomodoro alla spagnola” nel 1692.
La diffusione del pomodoro nel nostro Paese, fu tuttavia assai lenta: la diffidenza iniziale verso il nuovo frutto, non associabile a nessun cibo già conosciuto, ne fermò a lungo le potenzialità gastronomiche.
Oggi, i pomodori sono coltivati in tutto il mondo e sono un ingrediente comune in molte cucine.
Ricchi di sostanze nutritive, i pomodori sono un alimento imprescindibile nella dieta Mediterranea.