C’è chi sostiene che la prima indicazione della cotoletta nella cucina milanese risalga addirittura al dodicesimo secolo, al piatto dei lombolos cum panitio, preparati dai frati di Sant’Ambrogio durante le festività solenni.
Il “panitio” però era un cereale, il panico, cucinato come polenta da abbinare ai “lombolos”, le costolette.
Insomma, niente a che spartire con la cotoletta.
Arriviamo allora a tempi più recenti, alla metà dell’Ottocento, periodo in cui a Milano governavano gli austriaci.
La presenza del Maresciallo a Milano e le prime notizie della cotoletta hanno indotto qualcuno a mettere in relazione le due cose…per sostenere che la carne panata austriaca è figlia di quella milanese, e che questa discendenza si deve proprio a Radetzky in persona.
In realtà, chi crede a questa teoria dà retta a una storia… completamente inventata!
Nel 1963 il giornalista Felice Cunsolo, nel libro “La cucina lombarda” (e successivamente nella guida del Touring), narra di una lettera scritta dal Conte Attems, aiutante di campo dell’imperatore Francesco Giuseppe, ritrovata all’Archivio di Stato di Vienna.
Una lettera in cui si racconta che Radetzky aveva decantato le lodi della cotoletta direttamente all’imperatore, il quale ordinò ai propri cuochi di preparare costolette intinte nell’uovo, impanate e fritte.
La storia è bella, ma qual è il problema?
Il problema è che la lettera non esiste, e soprattutto nessun Conte Attems è mai stato attendente dell’Imperatore!
Ma siccome il mito è più affascinante della realtà, la storia di Radetzky e della cotoletta milanese ha fatto il giro del mondo ed è arrivata a convincere gli stessi austriaci, i quali, del resto, sono molto meno ossessionati dall’origine delle loro ricette di quanto non siano gli italiani…
L’unico dato inconfutabile è che la prima ricetta della Wiener Schnitzel risale 1833, mentre quella della cotoletta alla milanese al 1855.
Appare dunque improbabile che i viennesi l’abbiano copiata dai milanesi e, per contro, è quasi certo il contrario…