Tra il 17 e 18 secolo la pasta veniva mangiata solo dalle classe alte e della nobiltà europea, soprattutto tra i nobili di quelle corti che avevano maggior contatto con il popolo italiano, come gli spagnoli, i francesi e gli austriaci, che consideravano la pasta “un originale leccornia, una stravaganza italiana ed una prelibatezza per ricchi”, invece in italia era diffusa maggiormente tra il popolo e tra le classi più basse come cibo quotidiano, al contrario del resto del continente dove non superò mai i palazzi di corte, se non in epoca moderna.
Fino al 1700 esiste una gran confusione; i tipi diversi di pasta vengono chiamati normalmente come maccheroni finchè, i napoletani, divenuti i più famosi mangia-maccheroni, si appropriano del termine e lo usano quasi esclusivamente per identificare paste lunghe trafilate.
La leggenda che porta gli spaghetti dalla Cina, risalente al lontano 1292 ad opera di Marco Polo, è però dimostrata come falsa da molti documenti scritti che rivelano l’esistenza della pasta in Italia prima del viaggio di Marco Polo.
Secondo questi studi molto probabilmente sono gli arabi che introducono la pasta nella cucina italiana intorno all’anno 1000.
Infatti, in un documento che risale al 1154, il geografo arabo Al-Idrin parla di un “cibo di farina in forma di fili” che si confezionava a Palermo.
I siciliani sono stati infatti per secoli dei veri maestri nel cucinare la pasta.
Nel Medioevo nacquero in italia le prime paste forate, come rigatoni, penne, bucatini etc, e quelle ripiene, come tortellini, ravioli, agnolotti etc, seguiti dall’invenzione della pasta fresca all’uovo.
Già Cicerone e Orazio, 100 anni prima di Cristo, erano golosi di lagana, cioè delle strisce di pasta sottile fatte con farina e acqua, da cui derivano le nostrre lasagne.
Il vocabolo latino pasta comincia ad essere impiegato in Italia solo a partire dal 1310.