La prima testimonianza scritta di questo piatto ci arriva dal cuoco Francesco Leonardi che, nel 1816, lo servì alla corte del papa.
Fu un colpo di alta classe: alla maniera dei matriciani, Leonardi servì un piatto popolare a un banchetto al Quirinale in onore di Francesco I Imperatore d’Austria, organizzato da Papa Pio VII.
Romano di nascita, Leonardi aveva lavorato nelle corti di Francia, oltre che in Polonia, Turchia, Germania e Inghilterra, fino ad arrivare, con il ruolo di cuoco, alla corte di Caterina II di Russia.
Leonardi, che voleva essere illuminista e moderno, fu il primo ad introdurre il pomodoro come condimento.
Di certo rese merito all’amatriciana, trasformando un piatto popolano come “la Gricia” in un piatto alla moda.
La sua versione prevede i “maccaroni, il guanciale di Amatrice, pommidori, cipolla e pecorino”.
Da allora e sino all’inizio del ‘900, la popolarità di questo piatto era indiscussa a Roma, tanto che parecchi osti presero l’appellativo di matriciani per indicare la loro professione.
La gustosità del piatto dipende dalla qualità del grasso del guanciale e dai suoi aromi, dalla salatura del pecorino e dai pomodori utilizzati.
Tutti concordano sull’uso del guanciale, mentre differiscono le opinioni sul pomodoro, che può essere fresco, in scatola o concentrato.
La cipolla non è usata ad Amatrice, ma è presente nella ricetta del Leonardi e in tutti i manuali di cucina classici romani.
Sebbene nelle ricette più vecchie non venga indicato alcun grasso di cottura, molti lasciano sciogliere il guanciale nell’olio di oliva.
Nell’olio caldo faccio rosolare dadini di guanciale e pancetta affumicata.
Il grasso si scioglierà, insaporendo così l’olio!
Tolgo poi tutto e lo metto da parte.
Aggiungo la cipolla e la faccio dorare a fuoco lento Sfumo con un poco di vino bianco
Aggiungo la passata di pomodoro, tanto quanto necessario a condire la pasta.
Ricordate che il pomodoro deve condire, non coprire i sapori!
Faccio cuocere fin quando l’olio non si “separa” dal pomodoro.
A questo punto, aggiungo il guanciale e la pancetta precedentemente tolti e li faccio cuocere per circa 5 minuti.
Aggiusto di sale e aggiungo un pizzico di peperoncino.
Dopo aver cotto la pasta (per me indicatissimi i bucatini o i tonnarelli all’uovo!) in abbondante acqua salata, la scolo al dente per poi mantecarla nel sugo per qualche attimo.
La mantecatura è il segreto dei piatti saporiti!
Consiglio sempre del pecorino lasciato in tavola, così ognuno può metterne se e quanto ne vuole!
Sono trascorsi circa duecento anni da quando nel 1816 Francesco Leonardi allestì il banchetto al Quirinale.