La polenta è un piatto povero molto amato in Ticino e in tutta l’Italia del Nord e generalmente tendiamo ad associarlo al passato contadino dei nostri antenati.
In realtà la “polenta” è un piatto arcaico, probabilmente uno dei primi impasti cotti dall’uomo e la protagonista non era la farina di mais giallo bensì il miglio, l’orzo e la segale, tutti cereali che prosperavano in Mesopotamia, Africa e Asia.
La puls e i pultiferi: l’importanza della “polenta” in epoca romana
I romani la preparavano a partire da farina di farro e la servivano con un contorno di ceci, pesciolini sotto sale, frutta, formaggi, verdure cotte e a volte carne.
La sua importanza nell’alimentazione dei romani è testimoniata da Seneca che scrisse: “Pulte, non pane, vixisse longo tempore Romanos manifestum“, ossia: di polta e non di pane vissero per lungo tempo i romani.
Vi basti sapere che in epoca repubblicana la puls era un cibo tanto comune che i romani erano bollati come pultiferi, ossia mangiatori di polenta.
All'epoca la puls veniva consumata da tutti i ceti.
Nelle case dei più abbienti veniva condita con latte, formaggi, pesce, carne di agnello, maiale e salsa acida; mentre i poveri la consumavano accompagnandola con verdure o scarti di animali.
La variante più pregiata era una versione dolce, la puls punica: a base di farro medio, chiamato alica, che veniva poi unito in cottura a uova, miele e formaggio.
Proprio dal termine latino puls la polenta deriva il suo nome, mentre più curioso è il fatto che dallo stesso termine deriverebbe anche una parola poco lusinghiera nei confronti di quella che oramai è diventata una specialità tradizionale: “poltiglia”, complice la sua consistenza liquida e appiccicosa.
Dalla texture di questo piatto scopriamo come il termine “polenta” possa essere generico ed applicabile a qualsiasi tipo di alimento a base di farina di cereali cotta lungamente in acqua calda fino a ottenere una crema liscia.
Infatti, spesso nei ricettari di cucina ticinese si ritrova la denominazione di “polenta” o “pult” riferite, ad esempio, a pappe calde a base di farina di mais, farina di frumento o grano saraceno.
La pulenta in fiur è una polenta di farina di grano saraceno cotta nella panna o panna e latte, condita con formaggio e a volte anche uvetta.
La pulenta taragna è una miscela di farina di mais e di farina di grano saraceno, in genere condita con abbondante burro e formaggio.
La pult si presenta come una frittata a base di farina di grano saraceno.
Ricordiamo inoltre che nelle zone montane, dove la coltivazione diventa più complessa, per la polenta si usavano farine di castagne e fagioli.
In Ticino la polenta di mais si diffonde verso fine '700 in Leventina, ma è solo nel 1800 che conquista tutto il Ticino diventando un caposaldo dell'alimentazione dei contadini ticinesi.
Il mais, infatti, è un cibo particolarmente economico, nutritivo e ricco di carboidrati, vitamine e sali minerali, motivo per il quale il suo consumo è stato centrale nella dieta dei nostri antenati.
Il suo consumo quotidiano forniva energia duratura, saziando a lungo le famiglie numerose occupate a lavorare i campi e a curare il bestiame.
Pensate che i contadini consumavano circa due o tre chili di polenta al giorno, spesso senza alcun tipo di accompagnamento.
Purtroppo, il consumo di mais, carente di vitamina B3, unito a una dieta molto povera, contribuì alla diffusione della pellagra, che divenne una malattia estremamente diffusa fra il popolo contadino tra il XVIII e il XIX secolo.