Il termine “caponata” potrebbe derivare dalla “caupona”, parola con cui s’indicava la taverna degli antichi romani nella quale veniva preparata una pietanza piuttosto semplice costituita da verdure condite con olio e aceto. Naturalmente, questa preparazione è molto lontana da quella odierna, anche perché nell’antichità le melanzane erano sconosciute e il sedano veniva utilizzato poco in cucina. Soltanto molti secoli dopo, precisamente durante la dominazione spagnola, la caponata divenne una portata aristocratica, venendo arricchita con crostacei, polipetti e diversi tipi di pesce.
La prima versione della caponata un poco più vicina a quella odierna la troviamo nel trattato culinario “Cucina teorico- pratica con corrispondente riposto” fatto stampare a Napoli nel 1837 dal suo autore, il cuoco e letterato Ippolito Cavalcanti.
Secondo una delle teorie linguistiche più autorevoli presenti nell’ “Atlante Linguistico della Sicilia” la radice del termine caponata, quindi cap-, si riferirebbe allo “sminuzzare” al “tagliare” delle verdure e degli ortaggi, base principale del piatto di oggi.
Per cui, molto probabilmente, il passaggio dall’una all’altra ricetta avvenne in ambito popolare dove si cercò di riprodurre una pietanza delle classi agiate.
Nella seconda metà dell’ottocento il vocabolario siciliano-italiano di Antonino Traina, pubblicato nel 1860, descrive la caponata come “un manicaretto ov’entra del pesce, petronciani o carciofi ed altri condimenti, e si mangia per lo più in freddo”.
Tantissime sono le varianti che si sono affermate a seconda delle località.
Un’eliminazione del pesce che sancisce l’affermazione della ricetta più povera rispetto a quella nobiliare.
Dalla ricetta romana, molto arcaica e incredibilmente distante dalla pietanza odierna, trattandosi di un’insalata, si passò alla versione baronale-spagnola attraverso cui la caponata divenne un piatto aristocratico a base di pesce.
Per poi affermarsi nell’ottocento la ricetta che prevedeva le melanzane, spesso, associate al pesce.
Infine, è soltanto negli ultimi decenni che la presenza del pesce è stata del tutto eliminata, almeno nelle versioni più diffuse come quella palermitana e trapanese.