È nata prima l’arancina o l’arancino? Sfortunatamente gli archeologi non hanno mai trovato resti da poter datare al carbonio 14, e il motivo di ciò è abbastanza ovvio: cibo così buono non poteva che finire subito! Ma al di là delle prove scientifiche, è ben certo che già prima di arancini e arancine esistessero, in natura, le arance, frutti che appunto, sia nella forma, sia nel colore arancio-dorato, sia – tòh, guarda un po’! – nel nome, ricordano l’arancina e, in secondo luogo, l’arancino.
L’innovazione provenne da Oriente.
E pur considerando la Sicilia “il paese dove fioriscono i limoni” [leggasi gli agrumi] e dove allo stesso modo si friggono le arancine e gli arancini, bisogna riconoscere agli Arabi l’importazione, già in epoca medievale, sia della coltura degli agrumi (e del riso) sia di varie ricette, tra cui l’usanza di appallottolare il riso speziato (in primis con curcuma e zafferano) nel palmo della mano, e qui accompagnato con la carne (di montone).
La ragione è collegata “all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia”, essendo di norma applicata nella lingua italiana la regola per cui il frutto assume la forma femminile (arancia), mentre il maschile identifica l’albero (arancio).
“Quindi – afferma la Crusca – si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina”.
Arancina a Palermo, arancino a Catania!
L’arancina sta all’arancino, come Palermo sta a Catania.
L’arancina palermitana, sfera perfetta, ispirata alla natura del sole e del frutto, tonda come la femminilità, quella più atavica, espressione antropologica della fertilità e dell’abbondanza.
L’arancino catanese invece a punta, tributo all’alto Mongibeddu, l’Etna, anche lui elemento naturale e iconico, fonte di ricchezza e fertilità, col suo traboccante ripieno di lava-ragù, generatore di vita, energia e nutrimento.
Alla fine dei conti, arancine o arancini, chi vince la gara di bontà?
Ma che domande!
Ovviamente le Arancine: ma meglio se d’Autore!