In molti paesi come Brasile e Argentina è così amato che addirittura si mangia tutto l’anno.
Ma perché è tradizionalmente legato al periodo natalizio?
La risposta è data da una delle leggende medievali più riportate sulla sua origine.
Come tante leggende sui dolci tradizionali, essi nascono da errori o disavventure di chef un po' maldestri.
Una cosa è certa: l’origine del panettone affonda le sue radici in epoca medievale e la consuetudine di preparare pani arricchiti da frutta, semi e spezie.
A Natale era diffuso il “rito del ciocco” un’usanza dove il capofamiglia serviva grandi pani di frumento di fronte al grande ceppo di Natale che ardeva nel camino.
Nell’800 si trovano le prime descrizioni più precise di questo dolce, come quella di Francesco Cherubini, che definisce il “panattón o panatton de Natal” come una specie di pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina o sultana, con mandorle.
Si era soliti farlo grande, di circa un chilo, solo a Natale.
Nel 1864 il cuoco dei Savoia, Giovanni Vialardi, pubblica il suo Trattato di cucina citando anche la presenza di cedri canditi.
Il fatto che questo chef di corte riporti il panettone nel suo trattato, dimostra il successo del dolce in tutte le casate nobili del tempo, nelle regioni del Nord-Ovest.
La classica forma per come la conosciamo oggi, avviene solo dagli anni ’20 del ‘900, quando Angelo Motta, decise di aggiungere il burro al suo panettone e di fasciarlo con la carta paglia.
Il risultato è l'iconica forma rimasta invariata ancora oggi.