Perché a Natale si mangia il panettone?

Ortensia Morelli
2025-07-09 08:07:10
Numero di risposte
: 26
La prima leggenda lo vuole invenzione di Ugo, un falconiere di Ludovico il Moro, divenuto garzone nella bottega del pane di Toni, padre di Adalgisa, la fidanzata di Ugo. Una notte Ugo aggiunse una grande quantità di burro al pane che stava impastando. Ma non bastò. Nei giorni successivi, lo arricchì con lo zucchero e, sotto le feste di Natale, con uova, pezzetti di cedro candito e uva sultanina.
Fu un successo: sulla tavola, a Natale, quasi non c'era milanese che non avesse il "pangrande" o il "pan del Toni" (da cui la parola panettone).
La seconda leggenda, instead, ha come ambientazione la corte di Ludovico il Moro, durante un sontuoso banchetto di Natale. Qui, il cuoco aveva creato personalmente l'impasto di un dolce straordinario, la cui ricetta segreta si tramandava di padre in figlio, da secoli, all'interno della sua famiglia.
Non tutto, però, andò per il verso giusto e il cuoco scordò di togliere per tempo il dolce dal forno, bruciandolo e rendendolo immangiabile.
Per fortuna, un servo di nome Toni aveva tenuto per sé un po' dell'impasto del dolce ormai perduto a cui aveva aggiunto un po' di frutta candita, uova, zucchero e uvetta, per mangiarlo al termine del proprio lavoro.
Il cuoco, scoperto l'impasto avanzato, decise di dargli forma di pane e portarlo comunque alla tavola del principe.
Anche questa volta fu un successo: non solo il pan del Toni piacque a Ludovico e ai suoi commensali, ma il cuoco fu obbligato a servirlo a tutti i banchetti natalizi degli anni successivi, e presto l'usanza si diffuse fra tutta la popolazione.
La terza e ultima leggenda vede protagonista una suora: suor Ughetta, cuoca di un convento milanese e che, per Natale pensò di fare un dolce per le altre consorelle usando i pochi ingredienti disponibili nella dispensa del monastero.
Al solito impasto del pane aggiunse uova e zucchero, canditi e uvette.
Per benedire quel pane natalizio vi tracciò sopra, con il coltello, una croce.
Le suore apprezzarono e anche questa volta, a Milano, il passaparola fu incredibilmente veloce: i milanesi cominciarono a fare offerte al convento per portare a casa un po' di quel pane speciale.
Lasciarsi avvolgere dal mistero di queste storie non può che arricchire di un ingrediente speciale il panettone e renderlo davvero, il protagonista assoluto tra le prelibatezze dolciarie natalizie.

Carla Barbieri
2025-07-09 07:46:57
Numero di risposte
: 29
La tradizione più curiosa si celebra a Milano, dove il culto di San Biagio è molto vivo. Come protezione contro mal di gola e raffreddori si usa mangiare proprio il 3 febbraio il panettone del Natale precedente, possibilmente raffermo e conservato proprio per questo motivo. Così facendo, non solo si ricorda l'episodio della briciola che salvò il bambino, ma si celebra anche una leggenda tutta milanese legata la culto di san Biagio. Secondo questa storia popolare infatti, una contadina aveva portato al suo parroco un panettone da benedire prima di natale, ma poi lo dimenticò in canonica. Il prete allora cominciò a mangiarselo, ma poi la donna tornò a reclamarlo proprio il 3 febbraio, giorno di San Biagio. Il curato sta stava già apprestando a scusarsi quando al posto dell'involucro vuoto comparve un panettone intero e più grande del precedente. Ecco il "miracolo" del panettone.

Adriana Sanna
2025-07-09 05:10:41
Numero di risposte
: 28
Che il santo sia il protettore della gola lo abbiamo capito, ma perché si mangia proprio il panettone. Il motivo sarebbe da ricondurre a una storiella popolare. Si racconta che una contadina avesse portato al proprio parroco un panettone da benedire prima di Natale dimenticandolo però in canonica. Da quel momento, i cittadini lombardi nelle festività di Natale hanno l'usanza di mettere da parte un pezzo di panettone da conservare fino al giorno di san Biagio. Il 3 febbraio il dolce viene portato dai fedeli in chiesa e, solitamente durante la prima messa della mattina, il prete benedice il panettone rimasto. Finita la messa, si mangia il panettone in famiglia per benedire la gola e il naso.

Margherita Martino
2025-07-09 05:03:54
Numero di risposte
: 21
Perchè a San Biagio si mangia il panettone
Il 3 febbraio si festeggia il protettore dei malanni della gola.
La tradizione del panettone mangiato il 3 febbraio arriva molto più tardi e deve la sua origine a una leggenda contadina.
Una donna aveva portato prima di Natale il panettone da frate Desiderio per farlo benedire, ma il frate se ne era totalmente dimenticato.
Passato il Natale, trovando il dolce ancora in sacrestia e visto che la donna non era più tornata, il frate pensò bene di benedirlo e mangiarlo.
Ma il 3 febbraio la donna si presentò per riavere il panettone e il frate mortificato le confessò di averlo finito.
Andò quindi a prendere il piatto vuoto come prova, invece trovò un panettone grande il doppio rispetto a quello che la donna aveva portato.
Questo miracolo viene attribuito a San Biagio.
Per questo motivo la tradizione vuole che il 3 febbraio si mangi il panettone.
Il panettone, avanzato e benedetto, va consumato a colazione per proteggere tutta la famiglia dai malanni della gola.

Fabio Romano
2025-07-09 04:12:18
Numero di risposte
: 24
La leggenda narra che alla vigilia di Natale, alla fine del XV secolo, il cuoco bruciò per errore il dessert che avrebbe dovuto conquistare tutti i commensali alla corte di Ludovico il Moro.
A salvare la situazione fu Toni, l’aiutante dello chef, che, con coraggio e spavalderia, decise di servirlo con la crosta bruciata.
Con grande sorpresa, il dolce ebbe un successo grandissimo e venne denominato “pan del Toni”, diventando da allora un piatto tipico della tradizione natalizia.

Ermes Ricci
2025-07-09 03:43:33
Numero di risposte
: 29
Ma perché è tradizionalmente legato al periodo natalizio?
La risposta è data da una delle leggende medievali più riportate sulla sua origine.
Una cosa è certa: l’origine del panettone affonda le sue radici in epoca medievale e la consuetudine di preparare pani arricchiti da frutta, semi e spezie.
A Natale era diffuso il “rito del ciocco” un’usanza dove il capofamiglia serviva grandi pani di frumento di fronte al grande ceppo di Natale che ardeva nel camino.
Si era soliti farlo grande, di circa un chilo, solo a Natale.

Filomena Rossi
2025-07-09 03:28:54
Numero di risposte
: 19
Il 3 febbraio è la data dove si commemora San Biagio di Sebaste un vescovo morto martire a causa della sua fede.
Il 3 febbraio i milanesi sono soliti mangiare il panettone raffermo del Natale passato come simbolo di protezione contro il mal di gola e il raffreddore.
Il panettone raffermo simboleggia la briciola che salvò il bambino.
Il miracolo narra di un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce incastrata nella gola.
San Biagio corse sul posto e diede al bimbo una piccola briciola che, una volta arrivata nella gola, rimosse la lisca e il bambino tornò a respirare.
In tutta la Lombardia è usanza il 3 febbraio, mangiare una fetta di panettone e sebbene il motivo sia da ricondurre al miracolo del bambino ci sono moltissime leggende popolari.
Una di quella più note, racconta di una contadina, che avrebbe portato al proprio parroco un panettone da benedire prima del Natale dimenticando il dolce presso l'abitazione del prete.
Il parroco, orma fermamente convinto della dimenticanza della contadina, iniziò a mangiarselo, senza aspettarsi che quest'ultima tornasse per riprenderselo, e quel giorno era esattamente il 3 febbraio.
Quando il prete stava per chiedere scusa, prese in mano gli avanzi del panettone per darlo alla contadina, senza aspettarsi che si sarebbe ritrovato con un panettone intero molto più grande del precedente.
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